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Iptv: il punto della situazione

Passata l’euforia per l’avvio della fase finale di Joost, è interessante vedere le mosse che il concorrente nostrano (non tutto, ma qualche pezzo italiano c’è), Babelgum, sta portando a termine per reggere la competizione con Joost ed evitare, soprattutto, di essere scambiato “per la copia” del primo.

Babelgum ha aperto da qualche giorno una fase di beta-testing aperta al pubblico: l’iscrizione è gratuita e a differenza di Joost non richiede particolari inviti e quindi è immediata. Le differenze tecniche e di qualità le lascio alla valutazione soggettiva di ognuno (però c’è da considerare che Babelgum è, come tempo di sviluppo, qualche mese indietro al rivale): la cosa interessante è il fatto che Babelgum ha pubblicato una intera sezione del suo sito per i creatori di contenuti, considerati, a ben vedere, la forza propulsiva di un progetto del genere. Sono già state pubblicate, infatti, le “tariffe” che ogni produttore di contenuti percepirà per ogni visualizzazione dei propri contenuti. Il concetto sembra lo stesso che YouTube ha da tempo annunciato, ma ancora non concretizzato (e forse, dopo l’acquisizione di Google, ci sarà ancora bisogno di qualche mese prima di vederlo attivo)

I guadagni sono veramente interessanti: 5 dollari per 1000 visualizzazioni del proprio video e un pagamento che scatta a quota 200 dollari (quindi ogni 40.000 visualizzazioni dei propri contenuti). Ovviamente per “grandi produttori” ci saranno altri tipi di licenze e guadagni, ma quanto offerto da Babelgum per i piccoli produttori risulta di sicuro interesse (considerando anche il fatto che i costi di inserimento di un video digitale su Babelgum sono pari a 0.00 euro)

Come da tempo è stato previsto, nel giro di pochi anni il modello della televisione come lo conosciamo noi verrà drasticamente modificato (ovviamente non cesserà di esistere, soprattutto in Italia) e darà largo spazio ai contenuti creati con queste metodologie, dando quindi la possibilità di entrare nel mondo della distribuzione video “di massa” con pochi euro (il costo di una normale attrezzatura video digitale), senza più pagare gli onerosi costi di licenze o balzelli vari per la produzione e messa in onda di vari contenuti.

L’utente finale potrà, allo stesso tempo, accedere ad un numero maggiore di contenuti rispetto a quanto ha potuto fare fino ad ora, affiancando la normale programmazione televisiva ad un maggior numero di contenuti inediti: come Internet ha più volte dimostrato nel corso della sua storia, la differenza tra un perfetto sconociuto navigatore ed una multinazionale può essere spesso azzerata.

La situazione italiana, a parte il caso fortunato di Babelgum, è, però, disastrosa. Tralasciando la lacunosa infrastruttura (di cui si sta discutendo anche troppo in questi giorni), la situazione italiana è del tutto particolare. Mentre CBS e altre major si stanno preparando per il nuovo media digitale, Mediaset e Rai sono rimaste indietro a guardare. Quest’ultima ha fatto qualche progresso negli ultimi mesi con il lancio del portale rai.tv e si è mossa per far rimuovere i suoi contenuti da YouTube. Mediaset, al contrario, non ha alcuna presenza “importante” sul web e su YouTube è praticamente ignorata dagli utenti che, forse, non riescono neanche a trovare qualcosa di interessante da inserire all’interno del sito.

La tv digitale (DVB-T), come la conosciamo in Italia, non è stato mai oggetto così morto come ora.

[tag]joost, babelgum, rai, mediaset[/tag]

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